Educazione al benessere

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Introduzione:

Il lavoro di questi anni ci ha permesso di compiere un passaggio importante che ci ha portato dalla prevenzione del  disagio,  alla  promozione della salute,  all’ educazione al benessere,  coinvolgendo la popolazione nel suo contesto di vita.

Nel nostro percorrere i territori emerge chiaramente che i giovani chiedono una relazione, un accompagnamento lungo i percorsi di crescita, utilizzando il confronto e la discussione, per costruire insieme nuovi spazi di cittadinanza in cui esprimere propri ritmi e linguaggi.

 

 

In questa ottica il lavoro con i ragazzi diventa uno scambio relazionale volto a creare contesti di benessere nel territorio di appartenenza, considerando i giovani come un bacino di popolazione con risorse e capacità, interlocutori del presente, non solo portatori di bisogni ma anche detentori di diritti.  

 

 

L’obiettivo che ci poniamo è di dare voce ai gruppi e di accompagnarli nelle realizzazioni possibili attraverso l’individuazione di un tempo e uno spazio in cui sperimentarsi nell’esercizio delle libertà, avviare processi creativi, mescolare stili e linguaggi diversi, iniziare nuovi percorsi, nuovi incontri, nuovi pensieri, nuove idee.

 

La figura su cui abbiamo investito è quella del Mediatore d'età che è colui che per età e capacità entra in contatto con i giovani per favorire, attraverso la relazione e la comunicazione azioni combinate promuovendo una mediazione giovani /adulti.

La modalità di operare dei mediatori d’età trae origine in quelle dinamiche e in quei processi che naturalmente sono sempre esistiti all’interno dei sistemi relazionali informali ponendo  le sue radici in un processo che spontaneamente viene messo in atto, e tramite il quale i giovani imparano cose l’uno dall’altro come parte della loro vita di tutti i giorni…”.

L’interazione faccia a faccia tra pari è meno inibente e più immediata ed è avvertita pertanto come meno giudicante. Il tentativo è quello di avviare un processo educativo circolare e condiviso, dove l’apprendimento non risulti mai univoco (docente – discente, educatore – educando…) e dove si possano rintracciare, in ogni momento, le contaminazioni culturali e valoriali, nella diversità dei ruoli e delle età.

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